Teatro comunale

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Con l'avvento dell'Unità d'Italia il teatro inizia una nuova e più rigogliosa esistenza, coinvolto in quell'entusiasmo e in quella ventata di aria buona che investì tutto il Paese. In questo periodo fu commissionato sempre al Piervittori il nuovo sipario. Un opera questa molto importante non solo per la sua qualità artistica ma soprattutto per la sua valenza storico-documentaria. Infatti al folignate fu chiesto che la scena doveva rappresentare un avvenimento patriottico strettamente legato alla città di Porto San Giorgio. Il pittore-scenografo scelse una pagina di storia recente: l'entrata in città (nella piazza principale) di Vittorio Emanuele II, avvenuta solo pochi mesi prima. Il sipario oltre a descrivere la vita del paese in quello specifico momento (la festa, le varie personalità ecc.) ritrae una parte della città (l'accesso nord della piazza) oggi non più esistente. Quelli che si notano sono degli archi appartenenti alle vecchie fortificazioni della rocca medievale. Nel 1862 il teatro fu intitolato ufficialmente proprio a Vittorio Emanuele II, e, ancora sulle ali della neonata nazione, per un decennio, visse tra numerose e brillanti attività. Negli anni '70 dell'800 per il teatro iniziò il declino e poco tempo dopo purtroppo venne chiuso.

Successivamente però il Marchese Trevisani chiese all'ingegnere Antonio Vandone di Torino di pensare ad un progetto di restauro per recuperare la fatiscente struttura. Risolti alcuni problemi, soprattutto di natura economica, si recuperò la volta. Nelle successive ristrutturazioni del 1910 la commissione affidò i lavori per la nuova decorazione al pittore sangiorgese Sigismondo Nardi. Tra il 1933 e il 1946 il teatro fu prima trasformato in una sala cinematografica e poi fu gradualmente, per la seconda volta, abbandonato. Nel 1977, ad opera dell'architetto Zani, la struttura subì uno degli ultimi importanti interventi di restauro. Arriviamo infine al 1992, quando, dopo vari e dolorosi eventi (perdita del sipario del Piervittori, volontà di alcuni di demolire i palchetti -quest'ultima minaccia per fortuna fu sventata-), il teatro viene riconsegnato ai cittadini, distinto e fiero, così come lo vediamo oggi.

Sulla facciata si nota la scritta: CASTIGAT RIDENDO MORES (-la satira- corregge i costumi deridendoli) di Jean de Santeul (1630-1697), latinista francese. Gli affreschi del plafone, opera di Sigismondo Nardi, sono dedicati alle arti teatrali. Su una costruzione circolare trovano spazio un cielo notturno e le dodici costellazioni dello zodiaco (armonia universale) formate dalle rispettive stelle dove le maggiori si distinguono dalle altre perché hanno all'interno una piccola lampadina. I segni zodiacali si alternano armoniosamente a delle corde realizzate con lo stucco (che quindi risultano a rilievo) che tendono un velario di colore giallo. Alle estremità, davanti ad una sorta di balaustra, vediamo invece rappresentate le arti teatrali. Partendo dall'ingresso e procedendo verso sinistra troviamo: la Musica, la Danza, la Tragedia e la Commedia. Al centro di ogni gruppo trova spazio un trono dedicato alla Musa che guida quella particolare arte ed un motto. Le quattro arti sono intervallate da quattro mezzi busti che raffigurano i maggiori poeti greci che hanno più di altri trattato i quattro temi. Precisamente abbiamo: Alceo per la Musica, Pindaro per la Danza, Sofocle per la Tragedia e Aristofane per la Commedia.

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